Biografia
Nata in Italia a Brescia il 5 gennaio 2003.
Perchè hai iniziato? Ho iniziato a fare atletica quando avevo solo 7 anni, è stato uno dei primi sport che ho provato e me ne sono innamorata subito. Inoltre i miei genitori si sono conosciuti proprio facendo atletica e mi hanno trasmesso questa passione.
Il tuo primo risultato: Ho vinto il mio primo titolo italiano a Cles nel 2017 nella specialità del salto in lungo. Allora avevo 14 anni ed ero al primo anno cadetta. È stato il primo titolo italiano vinto, due settimane dopo aver conseguito la miglior prestazione italiana, sempre nel salto in lungo, con la misura di 6.14m.
Come ti carichi? Prima della gara ho una routine abbastanza precisa. Quando mi sveglio faccio subito una doccia fredda e poi esco a camminare all’aria aperta. Poi solitamente ascolto della musica che mi carica e mi mette di buon umore e continuo a immaginarmi la gara e quello che devo fare.
Prima di correre penso sempre a divertirmi e al fatto che sto facendo la cosa che in assoluto mi piace di più e questo mi mette sempre molta tranquillità.
Il cibo che ti rigenera di più Non me ne viene in mente uno in particolare, diciamo che dopo le gare o gli allenamenti impegnativi un bel piatto di pasta ci sta sempre, soprattutto quando si ha fame.
Ambizioni: Come ogni atleta ho il sogno di andare alle Olimpiadi. In generale mi piacerebbe diventare una delle “big” dell’atletica italiana e partecipare a delle gare di alto livello internazionale.
Hobby: Quando non sono in pista mi piace studiare (attualmente sono iscritta a Psicologia), leggere, uscire con il mio ragazzo, i miei amici e stare con la mia famiglia, a cui sono molto legata. Mi piace tanto viaggiare e conoscere posti nuovi.
Quale animale ti rappresenta meglio nella tua disciplina: Il puma.
Il motto: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.”
L’atletica che vorrei: Mi piacerebbe tanto che ci fosse una maggiore sensibilità verso gli atleti. Spesso quando un atleta sbaglia, fallisce o delude le aspettative delle persone che ha intorno si tende a mettere il suo risultato davanti alla sua persona. Bisogna ricordare che noi atleti non siamo macchine ma siamo prima di tutto persone, e a volte può capitare di avere una giornata no, non avere tante energie o sbagliare qualcosa in gara.
